Come ti chiami?”
“Max”
“Mac?”
“Max”
“Matt?”
“Max”
Dopo svariati tentativi, il piccolo Max pronuncia il suo nome in maniera più lenta e scandita. “Ah, Max!” risponde l’anziano, e il bimbo annuisce soddisfatto.
L’incontro di due meravigliose realtà, un prezioso scambio di presente tra chi ha alle spalle il passato e chi abiterà il futuro.
Succede a Seattle, nel Providence Mount St. Vincent, in cui si è deciso di unire scuola materna e ospizio grazie a un progetto ideato dall’Intergenerational Learning Center. Un esperimento talmente riuscito da diventare oggetto di un documentario realizzato dalla regista Evan Briggs, dal titolo “Present Perfect”. Nella pellicola, una vecchietta col naso accidentalmente colorato aiuta due bambini a dipingere, un anziano signore è concentrato a realizzare un bel disegno sotto lo guardo attento dei più piccoli, una signora dai capelli bianchi legge loro una fiaba, un vecchietto in carrozzina fa una passeggiata in compagnia di un gruppo di vivaci fanciulli.
Che sia l’ora della merenda, una lezione di musica o di danza, un momento di lettura o un’attività di disegno e pittura, tutto si svolge per stimolare la creatività o per il semplice piacere di stare insieme.
Tanta tenerezza e tanti spunti per riflettere, in questo nuovo scenario educativo di condivisione e socializzazione. Ecco quindi una grande opportunità, quella di arricchirsi prendendo il meglio da un’interazione fatta di dolcezza e divertimento: così i bimbi possono trascorrere il loro tempo con dei “nonni” speciali, quei nonni portatori di lezioni di vita, saggezza e affetto, che chi ha o ha avuto la fortuna di avere accanto sa bene quanto siano preziosi. A loro volta i più adulti si ritrovano a percepire la vitalità e l’allegria dei “nipotini” e ad esserne contagiati.
I bambini in questo modo sviluppano le loro facoltà intellettive avvicinandosi in maniera naturale alla vecchiaia e alla disabilità, imparano l’importanza del rispetto per chi è diverso da sé e più fragile, prendono coscienza del fatto che gli anziani non sono solo sinonimo di acciacchi, e imparano a confrontarsi delicatamente con il tempo che scorre.
Gli anziani si riscoprono utili e di conseguenza più attivi e ottimisti, si aprono con più facilità alle relazioni sociali, si prendono maggiormente cura di sé stessi e guardano la vita da un’altra prospettiva riacquistando il sorriso e la voglia di mettersi in gioco.
“È l’esperienza di una comunità intergenerazionale, interdipendente, complessa – commenta la direttrice del progetto Susan Bosak – che più di ogni altra cosa ci insegna ad essere umani”. Un’umanità così semplice, eppure spesso così carente, che ci auguriamo sia alla base di una società futura ricca di valori.
Patrizia Scarcella