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Tria Corda OdV

Sanità in affanno. Premiato il gioco di squadra del welfare solidale

Le Idi di Marzo non portano fortuna. Se porgi l’orecchio sul dibattito politico o sulle voci di protesta del territorio per il piano di riordino ospedaliero ti perfora i timpani un assordante vociare brevettato. Si levano critiche sul cosa e sul come riformare ma tutto corre sul filo dell’improvvisazione, della spinta emotiva del momento. E’ stupefacente e amaro constatare che ogni ragionamento è ispirato sempre dal mito del posto-letto attorno al quale si costruiscono logiche gestionali di tipo ministeriale.

Non una parola sulla necessità di ancorare la ricerca di razionalizzazione ad una cultura manageriale che operi secondo logiche d’impresa. Non un rigo su come utilizzare budget e costi standard lungo tutta la filiera della sanità. Evviva, dopo qualche scossa di assestamento tutto tornerà a scorrere nell’alveo del passato che non passa. Una boa è superata ma resta tutto l’affanno di un sistema che non riesce a recuperare la fiducia della gente. Si sottovalutano i fattori della crisi e della modernità che hanno determinato una metamorfosi nelle abitudini quotidiane.

Non si è ancora capito fino in fondo cosa bolle nella pentola del malessere sociale, con un ceto medio che perde smalto e potere, schiacciato nella morsa globalizzazione – rivoluzione tecnologica. Un risultato è sicuro. Nella contrazione dei consumi va inclusa la riduzione della spesa sanitaria, una spia significativa della condizione di disagio delle famiglie. Nel tempo hanno costruito un modello economico di resistenza. Inevitabile l’aumento di tensione sociale che investe anche un servizio sanitario che non si è mai preoccupato di umanizzare i percorsi di degenza ospedaliera.

Dalla sfiducia nel sistema nasce anche la voglia di affidarsi al medico e all’infermiere amico, più facili da reperire in un presidio territoriale vicino. L’ospedale viene percepito come un luogo ansiogeno e ostile, dove un amico vale più di un diritto. Due domande sono d’obbligo. La Puglia, relegata al penultimo posto nella graduatoria delle regioni stilata dal Servizio sanitario nazionale, potrà mai uscire da questa lunga era di oscurantismo sanitario? Le novità che spaventano potranno mai germogliare procurando vie d’uscita all’eclissi di un rapporto fiduciario ampiamente compromesso? Ci troviamo di fronte a un bivio con due alternative. La prima è quella della solidarietà, sentita e partecipata, per creare attorno alla sanità una comunità coesa, la seconda consiste nel tentativo di proteggersi unilateralmente dal disordinato processo di disintegrazione del sistema facendo ricorso alle pratiche di scambio ampiamente collaudate. E’ l’antica arte di arrangiarsi dei microcosmi sociali nel Mezzogiorno, anche se restare allineati e coperti mentre morde la crisi vuol dire portare proseliti all’eutanasia.

Noi privilegiamo la prima strada che implica la necessità di prendere confidenza con un fattore estraneo al nostro sentire sociale, la condivisione di un rischio collettivo che porta alla creazione e al controllo di servizi per la comunità (un riferimento immediato va al Meyer di Firenze, un prestigioso ospedale pediatrico retto da una fondazione e sostenuto da tutti i fiorentini che oltre a elargire lasciti e donazioni partecipano in massa ad eventi di beneficenza e destinano ogni anno il 5 X 1000 all’ospedale).

L’esigenza di smuovere le acque dello stagno dovrebbe essere avvertita anche dal mondo delle imprese. In Puglia abbiamo una significativa presenza industriale (automotive,meccanica, chimica, farmaceutica, agroalimentare) ma non si registrano iniziative di welfare negoziale (coinvolge il 30% delle imprese italiane, sulla scia dei contratti apripista Luxottica e Ferrero). Spulciando nel rapporto sul “Secondo Welfare” del Centro Studi Einaudi di Torino si rileva che sono circa 1,5 milioni le famiglie coperte da polizza malattia che prevede rimborso delle spese o prestazioni convenzionzìate. In Puglia sono emersi drammaticamente problemi finanziari e di tenuta del sistema sanitario per cui la mano tesa del volontariato dovrebbe essere apprezzata.

TRIA CORDA persegue da tempo l’obiettivo di creare a Lecce un polo pediatrico e avendo ben presenti le difficoltà del momento ha prospettato l’idea di un partenariato pubblico-privato già recepita e resa ufficiale in un Protocollo d’intesa sottoscritto con la Regione e l’Asl di Lecce: intendiamo fermamente seguire questa strada per sottrarre all’indolenza e alle insidie della periferia il vissuto dell’Amore, per sottrarre la nostra infanzia alla geografia del disagio che toglie la speranza e rende obliqua ogni visione del futuro. Ovviamente accanto ad ogni bambino malato, costretto per carenza di strutture regionali al viaggio della speranza, ci sono genitori frustrati per dignità violate e diritti civili disattesi. Cercando di creare più coesione sociale il progetto TRIA CORDA offre scenari nuovi per una pediatria salentina di alto profilo largamente partecipata dalla nostra gente. E’ una sfida e un impegno in un momento in cui pietas e politica non vanno molto d’accordo. Stiamo cercando di promuovere formule di solidarietà e strategie di lavoro nuove per la Puglia. Senza restare impiccati alle parole d’ordine in circolazione che hanno un deciso gusto retrò.

Claudio Alemanno