Tria Corda OdV

Quattro modi di dire ESCO dall’isolamento

La sperimentazione eSCO è stata avviata per l’implementazione di due anni di operatività grazie al sostegno economico della Fondazione “Giorgio Primiceri Onlus” della Banca Popolare Pugliese.

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C’è una voce dietro questi post. È la mia. Mi chiamo Tria Corda, proprio come tutti coloro che mi sostengono. Abbiamo lo stesso nome, lo stesso credo, lo stesso obiettivo, lo stesso ruolo. Siamo chiamati a dare voce ai bambini, quelli che nel silenzio della sofferenza cercano aiuto. E stavolta ho veramente dato il massimo, insieme a Beatrice Chiantera, Erika Grillo, Luisa Ruggio, Alessandro Santoro e Fabio Zullino. Uomini e donne (tutor, ad essere precisi) che hanno messo tutta la propria umanità e professionalità al servizio di quattro giovani con particolari situazioni di disagio fisico e/o affetti da patologie croniche. Alessandro, Federica, Michele e Samuele. Quattro mondi che si sono confrontati, che da isole si sono fatti arcipelago. Quattro storie di incredibile tenerezza, quattro voci sorprendentemente melodiose. Quattro modi di vivere, di crescere, di guarire, di dare.
Quattro modi di dire ESCO dall’isolamento. Esco e conquisto il mondo, perché il mondo… è mio.

Il mio piede destro. Il mio migliore amico. Il mio vero arciere. Il guerriero silenzioso che fa senza mai dire farò o sarò. Lo dedico ai miei compagni di viaggio. Il viaggio più avvincente di questo anno, Progetto Esco per Tria Corda. Oggi si è conclusa con la Festa delle Isole la prima parte del laboratorio di scrittura, l’isola allo specchio che vivo insieme a Federica, 11 anni, e che questo pomeriggio si è intrecciato con le altre isole-laboratorio vissute da Alessandro Santoro, Erika Grillo, Fabio Zullino, Beatrice Chiantera insieme a tre ragazzi molto speciali: Michele Alessandro e Samuele. Ognuno con molti talenti dentro le umane fragilità. Sarebbe troppo facile dedicare il cuore o la mia animaccia peregrina. Ma il piede destro è forse il mio più paziente Maestro. Soprattutto oggi che si è svegliato con un’infiammazione esagerata dopo un cammino, ricordandomi quanto siamo fortunati ad abitare un corpo che svolge mille e una funzione contemporanemente mentre noi crediamo di scrivere o comporre o interpretare. Quanta umiltà dentro questo piede che se avesse un nome si chiamerebbe sia Ettore che Achille. E mi viene in mente la saggezza che una volta, nella fattoria della scrittrice Karen Blixen in Africa, spinse il suo ospite più sacro, Dennys Finch-Hatton, il suo grande amore, a chiederle di improvvisare una poesia per il piede. Tutti chiedevano alla baronessa una favola, è diventata celebre anche per questo, ma solo lui chiese una poesia dedicata al piede. Alloro al piede destro e a tutti quelli che in questo viaggio imparano di nuovo a camminare seguendo il ritmo e il passo di chi è leggero malgrado le enormità perché non può dimenticare nemmeno per un istante quanto la vita sia un miracolo.

Luisa Ruggio

Oggi è stato il tempo dello sconfinamento, dell’incontro, siamo passati dalla relazione di coppia tutor-laboratorista alla formazione del nostro gruppo.

Oggi è stato il tempo delle prime impressioni, gli occhi rimbalzavano nello spazio virtuale di Meet, che non concede mai allo sguardo di incrociarsi ma non toglie la solita emozione dell’inizio di qualcosa. È stato emozionante trovarsi insieme, organizzatori, tutor, psicologi, beneficiari, genitori, adulti e bambini… è stato emozionante lasciarsi guardare da questo gruppo tanto diverso quanto ricco, ascoltare le voci vibranti di ognuno, attraversare insieme l’imbarazzo e poi passare ai piccoli e meravigliosi doni creativi, farsi conoscere un poco di più attraverso questi…
Ognuno a condiviso la sua piccola pillola artistica, frutto degli incontri di coppia fra tutor e beneficiario, chi si è presentato strimpellando la chitarra, chi ha cantato una canzone che ha coinvolto tutti, chi ha letto una storia immaginaria su un viaggio fantastico, chi ha condiviso i suoi bellissimi disegni esplosi di colore… è stato il tempo dell’ascolto e dell’accoglienza.
Oggi ci siamo dati appuntamento per salutarci e celebrare la fine di un primo passo ma è valso già come l’inizio del secondo e ci lasciamo con il desiderio di ritrovarci presto.

Fabio Zullino