Oroscopi e previsioni zavorrano l’informazione di ogni inizio anno. Ma per fare il punto sulle sorti del polo pediatrico preferiamo affidarci alla logica e al buon senso più che all’astrologia. Al mercatino delle banalità abbiamo trovato una strenna natalizia. Le varianti apportate al piano regionale di riordino ospedaliero sono state accolte dai burocrati del Ministero della salute. Così l’ultimo testo presentato diventa per la sanità regionale un documento generale d’indirizzo, anche se resta ancora sotto osservazione ministeriale e con molte questioni aperte a livello locale. Attorno ad esso si troveranno comunque a discutere politici e tecnici nei prossimi mesi.
Si sa come vanno queste cose, secondo antica saggezza meridionale chi non risica, rosica. Si dà una sforbiciata gradita al dominus accompagnandola con un po’ di cerone per coprire una realtà ampiamente rugata e devastata. Così, nella selva delle novità, è scomparso il polo pediatrico salentino. E’ stato messo in quarantena glissando sull’utilità sociale e i vantaggi economici più volte riconosciuti al nostro vessillo identitario. Relegato tra i temi di un grande gioco di melina che avvolge l’intero sistema sanitario regionale.
Ma TRIA CORDA, che ha pensato e voluto il progetto, le Associazioni aggregate sotto il simbolo SOLOXLORO e le Istituzioni che condividono le ragioni di necessità e urgenza del polo non mollano di un millimetro. Non possiamo affidare all’oblio un’istanza icona del territorio, con forti aspettative sociali in crescita. Nessuno di noi è iscritto alla Confraternita dei battuti. Semplicemente abbiamo constatato che il divario tra il dire e il fare è ancora ampio, che l’impegno politico-amministrativo si è un po’ sfarinato sotto i colpi dell’austerità.Tutto ciò ci induce ad essere più incisivi e combattivi nel rivendicare per i nostri figli il diritto sacrosanto ad una pediatria territoriale organizzata ed efficiente. Ci battiamo per arginare lo sbraco imperante, per bloccare l’emorragia dei viaggi della speranza (per alcune famiglie significa anche indebitarsi) e trasformare in attiva una mobilità perennemente passiva. Con evidenti vantaggi per la serenità sociale e la riduzione dei costi nel bilancio della sanità regionale.
Nel ritessere la tela riteniamo si debba intervenire su due livelli di governo, nazionale e regionale (storico nodo gordiano di una idea kafkiana della concertazione) facendo valere le ragioni di una Puglia periferia d’Europa, bisognosa di un bagno improcrastinabile di verità e realismo.
Povertà e disoccupazione offrono un quadro allarmante della condizione sociale in Puglia. Dati Istat recenti certificano che il tasso di disoccupazione è salito al 19,7%(abbiamo ormai una disoccupazione di massa) mentre resta esplosiva la situazione dei giovani (per quelli con età inferiore a 24 anni il tasso di disoccupazione è pari al 51,3% mentre i giovani che non lavorano, non studiano e non cercano lavoro sono 338mila). Sul fronte dell’occupazione abbiamo assunzioni in calo dell’8% nei primi nove mesi del 2016 e se volgiamo lo sguardo a qualche dato disaggregato colpisce che le assunzioni a tempo indeterminato siano diminuite del 32%. Abbiamo in pratica una generazione in lista d’attesa. Sono flash di un malessere profondo che non ha rappresentanza e fa crescere il livello cdi povertà. Quasi metà dei pugliesi,il 47,8% è a rischio povertà, facendo registrare un aumento record tra tutte le regioni mentre il tasso di povertà assoluta ha già raggiunto il 18,7%.
Fare politica in uno scenario avverso, in una Regione colpita da forme estreme di sofferenza, implica necessità di ascolto verso nuovi soggetti di rappresentanza e l’obbligo delle classi dirigenti di dotarsi di visione e progettualità di lungo periodo. Analizzando alcune contraddizioni viene subito in evidenza un paradosso. Mentre il governo nazionale perora in Europa la causa della flessibilità applica nei confronti di Regioni e Comuni canoni rigidi di un’austerità cieca e sorda che paralizza soprattutto il Sud. Nella sanità si devono utilizzare sempre parametri finanziari prima che politici? Logica e buon senso premierebbero qualche distinguo con valutazioni di opportunità e conseguente scala di priorità per gli interventi concordata con ogni Regione.
Restando nell’ambito della sanità sappiamo che il cittadino italiano spende in media 2.600 euro l’anno (meno di Francia e Germania, paesi europei con cui siamo soliti confrontarci). Ma il nostro Servizio Sanitario Nazionale è ancora “universale e solidale” come lo ha pensato il legislatore che lo ha introdotto (legge 833/78)? Ha ancora l’autorevolezza necessaria per promuovere politiche di riequilibrio capaci di elevare nella sanità meridionale gli standard di efficienza? Se l’austerità si applica senza valutare i differenti punti di partenza si ottengono risultati che aggravano e non riducono le condizioni di disagio della realtà sanitaria meridionale la sua nota degradata fossilizzazione. Le vicende del polo pediatrico salentino ne danno emblematica testimonianza. Un progetto che prova a innovare nell’organizzazione della pediatria regionale misurandosi con la realtà e non accontentandosi di rispecchiarla, un progetto che osa ancora sperare nel cambiamento viene tenuto in standby.
Fuori dagli schemi noti sarebbe utile sapere perché non ha ancora cittadinanza regionale. Anche in presenza di un volontariato salentino che lo sostiene sotto il profilo finanziario e gestionale.
Bisogna restituire ad ogni livello di responsabilità capacità di orientamento per occuparsi bene e senza pregiudizi sanzionatori del vantaggio collettivo. In sede locale questa necessità s’impone nel rapporto Regione-Comuni. E’ qui che il primato della politica deve far sentire la sua voce sul consunto modello mercatistico, riconoscendo priorità ai servizi primari chiesti dalle comunità, sanità in primo luogo. Bisogna uscire dalla palude dell’iperrealismo ritrovando una tensione morale che guidi l’azione politica oltre la gestione contingente degli imperativi sistemici collegati ai mercati e alla finanza. Una crisi che fabbrica a cascata altre crisi. In primavera Lecce avrà una nuova amministrazione comunale. La macchina della politica gira già a pieno regime animando dispute di potere e di schieramento. Nessuno parla di volontariato e di polo pediatrico. Eppure nei nuovi assetti dell’economia locale e nazionale il terzo settore riveste un ruolo di primo piano.
E’ proprio nelle professioni legate alla cura della persona, alla salute, alla formazione e all’aggiornamento professionale che si svilupperanno posti di lavoro nei prossimi anni. E’ prevista una crescita robusta per l’imprenditoria sociale e le organizzazioni no profit che occuperanno un settore dell’economia ancora frenato da un modello obsoleto di Stato sociale. Sono soggetti emergenti di una società con valori e sensibilità diversi, si muovono spinti da utopie di piccoli gruppi che preferiscono reagire all’indifferenza occupandosi dei bisogni sociali urgenti anziché ripiegarsi su se stessi fino a diventare marginali nel contesto di una società pietrificata.
Il 2017 vedrà probabilmente il decollo di nuovi attori del volontariato e del no profit. Se dovesse coincidere con qualche segnale positivo per il polo pediatrico sarebbe una notizia di notevole valenza sociale. Con il vantaggio politico che sarebbe esente da reazioni avverse. L’azione amministrativa che ci aspettiamo non è quella tradizionale di un governo degli affari correnti ma piuttosto quella di un “governo di salute pubblica” di alto profilo che dia risposte ai bisogni veri delle nostre comunità, la cura della salute per bambini e anziani in primo luogo.Se non si tenta l’impossibile, diceva Max Weber, il possibile non viene mai raggiunto.. Lo ricordiamo ai dioscuri che hanno in mano il nostro futuro.
Claudio Alemanno