Viviamo tempi difficili e incerti. La crisi ha destabilizzato assetti economici e apparati istituzionali creando grande confusione sotto il cielo. L’illegalità diffusa fa da specchio a una morale deviata e deviante, a comportamenti dominati da infatuazioni egocentriche e ingordigia senza limiti.
Viviamo sostanzialmente in un contesto asociale, irrituale e paradossale per le dinamiche di una democrazia liberale a cui crediamo di appartenere. Eventuali percorsi di recupero vanno ancorati a valori smarriti, al rispetto della legalità e alla cultura della solidarietà. Stimolando prove di coesione per una società civile di nuovo conio. Se volessimo inaugurare in Puglia questo laboratorio di nuova socialità la sanità potrebbe costituire un banco di prova privilegiato per sperimentare nuove formule d’impegno solidale. Un punto critico da cui partire resta sempre il welfare statale da tempo sotto stress e in fase di crescente dimagrimento. Soprattutto nel Mezzogiorno e in regioni come la Puglia dove occorre ripianare bilanci e mettere mano a piani di riordino severi.
Va sottolineato che i pugliesi sono vittime di diversi progetti sanitari di riordino e di modernizzazione miseramente abortiti. Sono dunque stanchi di subire quelle bugie che lord Byron chiamava verità in maschera. Quelle quasi-verità che hanno prodotto tante ombre dietro le quali si cela un interrogativo pesante. Vinceranno ancora le lobby locali che continuano a coltivare il loro orto tradizionale movimentando barricate e cori di protesta? Sappiamo tutti che la belle époque è finita, che la semplificazione fa bene ai bilanci, che i burocrati hanno le chiavi del labirinto. Per sgretolare muri e casematte occorrono élite di governo abili e lungimiranti, capaci d’immaginare trame originali rendendo centrali i valori della solidarietà sociale. La politica, usava dire Nino Andreatta. “deve creare comportamenti generatori di futuro”. Una lezione di responsabilità che proprio nella sanità alza l’asticella dei doveri per il forte impatto sociale.
Nel Salento il progetto TRIA CORDA per la creazione di un polo pediatrico e la contestuale razionalizzazione della pediatria territoriale è stato pensato guardando al futuro, utilizzandolo come passepartout per la ricerca (senza investimenti nella conoscenza non si costruisce futuro) e la sollecitazione di un forte impegno solidale della nostra gente. La Puglia e il Salento hanno ospedali pubblici, cliniche e ospedali privati. Ebbene l’interesse generale alla salute non è stato fin qui tutelato a sufficienza da questo duopolio che di fatto ha ampliato il solco tra classi agiate e classi svantaggiate. C’è però una “terza via” che può essere sperimentata, promuovendo la partecipazione attiva della società civile nei passaggi cardine dell’attività sanitaria. L’ospedale può nascere come “emporio della solidarietà”, gestito con oculatezza da un partenariato pubblico-privato già sperimentato con successo in numerose aziende sanitarie del Centro-Nord.
Se volgiamo lo sguardo allo stato attuale della sanità pugliese e alla situazione dei suoi ospedali ricaviamo l’immagine di una macchina imballata che sarebbe sterile affidare ancora alla cultura del piagnisteo, quando le proiezioni finanziarie danno la spesa pubblica in continua contrazione. Se il welfare statale viene assoggettato ad una severa cura dimagrante si può attivare attorno all’epicentro salute una grande rete solidale promossa da una società sensibile e attiva nelle vicende dell’associazionismo civico. Tutto questo è possibile se si riesce a promuovere in senso ampio la cultura dell’innovazione sociale, sopratutto tra gli attori di primo piano del sistema (banche,fondazioni,
Claudio Alemanno