Com’è noto ci occupiamo di tutele sociali ma non difendiamo l’indifendibile. Ci sta a cuore il polo pediatrico salentino perché a tutt’oggi rimane un’istanza forte del territorio, un obiettivo urgente avallato da ragioni di limatura dei costi nei bilanci della sanità pubblica e dalla necessità di porre fine a storici disagi sopportati in silenzio dalla nostra gente.
Siamo consapevoli delle difficoltà in essere, delle resistenze trasversali esercitate dai poteri della conservazione. Considerano il polo un fattore deviante del sistema e articolano con perizia e malizia la loro influenza restando molto lontani dalla terra di Topolinia e Paperopoli. Per questo apprezziamo maggiormente l’impegno schietto dell’Asl di Lecce e la sua disponibilità ad irrobustire il lavoro comune. La frustrazione della nostra gente ha bisogno di un veicolo in cui incanalare la speranza e il progetto TRIA CORDA offre risposte concrete per dare a Lecce una pediatria di eccellenza.
Tuttavia alcune osservazioni sulle possibili evoluzioni dello sfondo sociale sembrano doverose. Con i bilanci in profondo rosso l’interlocutore pubblico non sembra avere luminose prospettive. Anche se le aspettative popolari sono le stesse che all’inizio del secolo scorso hanno creato lo Stato sociale che abbiamo conosciuto. Sono concetti e valori ormai desueti in presenza di una politica che ha occhi solo per il mercato elettorale. Non a caso negli ultimi vent’anni si sono deteriorati progressivamente i vari sistemi di protezione messi faticosamente in piedi nel dopoguerra. Sono anche aumentate le diseguaglianze tra i redditi fino a compromettere la futura coesione sociale. Tutto ciò ha prodotto un clima pesante che si riflette nel disagio quotidiano, nella dimensione purtroppo non più nuova di una vita collettiva in crisi. Avvertita con effetti più devastanti nelle zone più degradate, il Sud e le periferie urbane. Occorre comprendere che nel contesto di un sistema internazionale globalizzato fortemente divisivo, con una pesante e prolungata crisi europea, è assai improbabile che l’Italia, carica di debolezze strutturali, abbia munizioni sufficienti per dare un vestito nuovo allo Stato sociale all’insegna dell’efficienza e di un’accresciuta disponibilità di servizi.
Per uscire dall’empasse possono aiutare i valori rivalutati della solidarietà e del mecenatismo diffuso. Essi possono movimentare il settore dei servizi sociali restituendo fiducia ai cittadini e creando di fatto forme nuove di socialismo municipale. Con questi valori le società inglesi e americane hanno creato eccellenze nella scuola, nell’università, nella sanità, nella cultura (biblioteche e musei): Per noi è soprattutto una sfida alla borghesia che ha un’occasione per mettersi concretamente e senza filtri al servizio della comunità. Creando una concorrenza virtuosa con uno Stato condannato a giocare in difesa. Qualcosa in Italia ha iniziato a muoversi nel campo della cultura. A Roma i privati hanno contribuito con finanziamenti ingenti al recupero del Colosseo, della Fontana di Trevi e di Trinità dei Monti. A Norcia per la ricostruzione della chiesa di S. Benedetto Brunello Cucinelli è pronto ad accollarsi i costi dell’intera opera. Ovviamente questi casi non portano alla privatizzazione dell’arte. Semplicemente la società civile ha deciso di intervenire dove lo Stato si trova in difficoltà.
Noi pensiamo che la tutela della salute possa costituire un campo d’impiego privilegiato per il mecenatismo diffuso, soprattutto nel Mezzogiorno dove le carenze del sistema sanitario sono più gravi. Le aspettative per nuovi impulsi della legislazione sociale sono deludenti. Praticamente è ferma ai nastri di partenza. La legge delega per il no profit e il volontariato non può operare, mancano i decreti attuativi e le successive circolari interpretative. Il piano contro la povertà ha una sorte analoga. La legge delega approvata alla Camera ora è ferma in Senato. E l’impegno del Ministro del lavoro e delle politiche sociali per aumentare nel 2017 lo stanziamento contro l’indigenza assoluta (da 1 a 1,5 miliardi) è già slittato al 2018. Coloro che versano in povertà assoluta sono aumentati di molto negli anni della crisi. Dal 3,1% del 2007 sono passati al 7,6% nel 2015 (dati Istat). Si tratta di una minoranza invisibile di circa 5 milioni di cittadini Alcuni di loro per orgoglio (disonore sociale) evitano anche di chiedere aiuto. In loro soccorso opera al momento un organismo privato, l’Alleanza contro la povertà che raggruppa 37 soggetti sociali e del volontariato. La questione ci riguarda da vicino. Il settimo “Atlante dell’Infanzia” di “Save the Children“‘ di recente pubblicazione, denuncia una situazione drammatica in Puglia. Citiamo per dovere di cronaca. “In Puglia la percentuale dei bambini e dei ragazzi fino a 17 anni in povertà relativa supera di molto la media nazionale….. I bambini da 6 a 17 anni che non hanno visitato monumenti o siti archeologici sono più di 4 su 5 (84’4%)”. Parole che marchiano a fuoco una società e una classe politica.
In un’epoca di forti scossoni sociali ci nutriamo di prospettive celesti senza incidere sul destino maligno di chi sta camminando sul marciapiede in silenzio e senza meta, incapace di dare forma ai desideri. L’immobilismo in questo campo è deleterio, il tessuto sociale continua a degradarsi rendendo sempre più fragile la condizione degli ultimi.
Il no profit, tra volontariato e impresa sociale, può portare linfa nuova al sistema sclerotizzato. E il mecenatismo diffuso, premiando un circuito virtuoso nei servizi (a noi sta a cuore la sanità), produce una connessione sentimentale nella platea complessa della società civile recuperando condizioni più agevoli di governabilità. Ovviamente sollecitiamo anche politiche sociali governative per migliorare soprattutto sanità e formazione, senza dimenticare l’urgenza di un sostegno a coloro che versano in povertà assoluta.
Anche il polo pediatrico salentino ha bisogni di testimonianze di responsabilità collettiva, di una rete straordinaria di nuova umanità. Di una magia della solidarietà che ci permetta di uscire dal buio della notte rendendo più schietto e costruttivo il rapporto pubblico-privato. Abbiamo bisogno di “adozioni”. Di cittadini che riconoscendosi in un Sud sfregiato abbiano voglia di reagire mostrando la volontà di “adottare” e quindi condividere un servizio prezioso come il polo pediatrico. Di cittadini che in ossequio ad uno spirito comunitario e a un senso di appartenenza sentano il desiderio di donare qualcosa alla propria terra come atto di responsabilità solidale.
Molti penseranno che abbiamo messo su un film di fantascienza. E’ probabile, ma averlo immaginato può stimolare suggestioni, nuove tentazioni nell’organizzazione delle nostre comunità. Dobbiamo trovare una strada per uscire dall’atmosfera plumbea che ci circonda.
“Ognuno deve sentirsi responsabile di tutto”. Parole di Don Milani, una vita straordinaria e irripetibile vissuta tra i boschi e i ragazzi dimenticati di Barbiana.
Claudio Alemanno