Tria Corda OdV

Il declino del welfare nazionale. Come riempire il fossato

Formule diverse di solidarietà vanno coltivate se si vogliono aprire strade verso un nuovo umanesimo. Gli svedesi, noti per avere il sistema di welfare più efficiente d’Europa, usano ripetere spesso un pensiero. E’ stato Hansson a costruire la casa comune, poi Kamprad l’ha arredata (Kamprad è il fondatore di Ikea). Il senso del messaggio è chiaro. Il welfare di qualità si regge su due gambe solide e ben strutturate, livelli elevati di vita e di benessere si raggiungono quando uno Stato prodigo e inclusivo opera in una economia di mercato dinamica ed efficiente. Questa equazione pone subito due domande. Come si fa a conciliare equità ed efficienza nell’era della globalizzazione? In quali termini è possibile pensare ad un welfare-casa comune nella realtà italiana? Un proverbio napoletano ci ricorda che “quando l’acqua è poca la papera non galleggia”. E’ noto che le risorse del welfare nazionale si sono inaridite al punto di dover raccontare le vicende di una crisi strutturale. I bilanci pubblici gli destineranno nel tempo cifre residuali. Così famiglie, giovani e anziani bisognosi di aiuto dovranno volgere lo sguardo altrove. Non siamo in Gran Bretagna dove il 40 % della spesa sanitaria pubblica è destinata agli over 65 che rappresentano il 18% della popolazione. Noi siamo destinati ad una vecchiaia di solitudine. Questi temi devono stare a cuore soprattutto a chi si preoccupa delle sorti del Sud, terra di apocalittici e integrati nelle emozioni e nelle logiche del sottosviluppo. E’ ancora radicata la convinzione che i bisogni dei più deboli rientrano nei doveri della politica e vanno inquadrati nelle poste dei bilanci pubblici. Ma gli scossoni praticati dalla crisi che stiamo vivendo mettono in forse questa aspettativa. La nostra gente dovrebbe abituarsi a spostare almeno di poco l’angolo di osservazione, passando dal pubblico al semipubblico. Un approccio non facile se non si crea una sensibilità collettiva verso il welfare solidale. Una società debole, zavorrata dì camarille e volontà subordinate, deve fare i conti con le illusioni del passato e le frustrazioni del presente. Di solito chi segue il rospo finisce nel fosso. Invece si può e si deve reagire a tutto questo facendo crescere la voglia di attrezzarsi per vivere autonomamente la propria identità e il proprio destino. Ci sono forze del volontariato che non solo pensano in positivo ma hanno strutture semplici e dinamiche capaci di surrogare le criticità istituzionali. Intervengono con tempestività ed efficienza saltando i percorsi a ostacoli costruiti dalla burocrazia e dai suoi timbri. In un momento difficile aiutano a raffreddare paure e disagi. TRIA CORDA si è sempre adoperata per diffondere realismo e positività. Stiamo provando a trasmettere l’idea che per il futuro della nostra “casa comune”, del nostro welfare territoriale, servono atti concreti e significativi. Secondo logiche che per la reperibilità delle risorse guardano più verso l’interno (impegno delle nostre comunità) che verso l’esterno (intervento pubblico), mettendo a profitto la responsabilità solidale di tutti, attori forti in primo luogo (banche, enti pubblici, fondazioni). Un chiaro segnale in questa direzione viene dall’articolazione del suo progetto per la creazione a Lecce di un polo pediatrico. Con la ricerca di un partenariato pubblico-privato proponiamo nel settore salute un ibrido che evolve rispetto all’ibrido deludente dell’economia mista praticato per decenni con la fantasia creativa di Stato, Regioni e Comuni. Siamo impegnati a trasformare un’idea in un’impresa che operi nel sociale a vantaggio del territorio. Ma siamo anche consapevoli di operare in un’area dove la narrazione politica promette sempre impegni faraonici fino a farci sentire come Pollicino nel Paese delle meraviglie. L’ultimo caso è offerto dal masterplan governativo (un ricco dossier dedicato al Mezzogiorno) fermo al nastro degli annunci. Privo di piattaforme operative è difficile avvertire il vento dei suoi poteri salvifici. Restiamo sempre vittime del vecchio gioco delle tre carte. Quando vai a scoprire trovi l’incubatore del nulla. Oggi non è più tempo di confetti e balocchi. Come si può modernizzare l’economia del Mezzogiorno quando i prezzi al consumo continuano a calare, evidenziando tutte le tossine di un ciclo deflattivo. Abbiamo una situazione generale che rema contro il recupero del Sud e scava divisioni nel Paese. A fronte di questa realtà soffocante e magmatica stare fermi non è un’opzione intelligente. Noi proponiamo stimoli di segno diverso, incominciando dalla salute che in Puglia e nel Salento viaggia sempre con la ridotta. Abbiamo il conforto della nostra gente ma crediamo anche nell’aiuto delle nuove generazioni che sono refrattarie ai riti e alle convenzioni ma non alla ricerca di solidarietà.

Claudio Alemanno