Tria Corda OdV

Distrazioni pericolose. La legge No Profit non decolla. Penalizzato il sud

E’ sempre più difficile navigare tra i marosi della sanità, dell’assistenza, del disagio sociale. Viviamo una parabola esistenziale segnata da molti accenti crepuscolari entro cui si consumano silenziose e cocenti disavventure. Con curiosità e interesse abbiamo salutato il varo della legge delega per la riforma del terzo settore. Dodici articoli che prefigurando il riordino del volontariato e del no profit aprivano il cuore alla speranza ,soprattutto al Sud dove il ritardo è maggiore e i bisogni più gravi. Così come abbiamo salutato con favore i provvedimenti per i nuovi ammortizzatori sociali. Tematiche che vanno a braccetto e danno vita a un cantiere legislativo molto ampio messo su per garantire la transizione morbida verso un riordino profondo del paesaggio sociale. Il vecchio sistema degli ammortizzatori sociali sta per sparire mentre il nuovo regime è ancora in rodaggio. I decreti delegati per il terzo settore dovrebbero vedere la luce entro dicembre ma tutto fa pensare al peggio. Il tema è avvolto nel silenzio. C’è in circolo solo rumore di fondo. Con la legge delega per il no profit s’intravede un progetto di società al centro del quale c’è la galassia del volontariato e del welfare solidale ma resta una riforma fantasma che coagula una maggioranza di delusi. Sullo sfondo c’è la cronaca che racconta storie seriali di disagio a carico degli zombi contemporanei, dei cittadini depotenziati come i bambini e i più deboli. La riforma dovrebbe svolgere un ruolo di magnete per un volontariato impegnato che abbia voglia di riorganizzarsi.

Se la globalizzazione porta a radicalizzare le differenze e a far crescere le diseguaglianze ci vuole qualcuno che si occupi degli esclusi che crescono come un fiume in piena. Per l’Istat nell’Italia 2015 vivevano in povertà assoluta 4,6 milioni di persone, 500 mila in più rispetto al 2014. Ci sono poi le periferie urbane e umane, sconnesse dalla normalità della vita comunitaria, sempre più dilatate e devastate. Ancora i giovani, gli anziani e gli ammalati, vittime di prassi di governo drammaticamente divisive. Con l’aggravante di una modernità che si presenta sovraccarica di comunicazione ma scarsa di relazione, condannandoli ad una vita di solitudine e isolamento. Né si possono trascurare i problemi che pone la pressione migratoria con le ricadute su sicurezza, formazione e sanità. Tante storie sgangherate che si sono accumulate nel tempo consegnandoci momenti di frattura sociale strisciante assorbiti dalla grande palude del disagio.

Dal 2008, anno d’inizio della crisi, i nostri governi navigano a vista, costretti a lavorare su dossiers prodotti da continui scossoni sociali e istituzionali. Si affannano e si arrovellano di emergenza in emergenza ma sono sempre obbligati da una crescita debole o inconsistente ad una costante contrazione della spesa sociale. Assistenza e sanità assorbono 205 miliardi l’anno da coprire con le entrate fiscali. Convinto di non farcela il governo in carica cerca sponda nel volontariato e nel welfare solidale. Per implementare e governare, anche in partenariato, un modello di casa comune in cui si dà valore alla centralità degli ultimi.

Così il no profit diventa un potente ausiliario del Tesoro, in una prospettiva di governabilità che apre spazi di responsabilità e rappresentanza alle diverse anime della società civile. E’ un messaggio ai ceti medi e alla working class finora messi in un angolo, impoveriti e depotenziati. Coinvolgendoli nella lotta al disagio si manda al Paese un segnale importante per dare corpo a forme nuove di attivismo sociale. Un tema centrale nel riposizionare gli equilibri sistemici attraverso un processo di modernizzazione della società, non considerata più come una costellazione di lobby. Finalmente si dà mandato a soggetti privati o misti (pubblico-privato) a catalogare e incanalare le domande di bisogno che vengono dal basso. Uno snodo importante per il Mezzogiorno che in questo modo ha l’occasione aurea per sottrarsi all’eterno giogo dei Lord protettori.

L’impianto legislativo no profit è ancora grezzo, dovrebbe essere affinato con i decreti delegati che non si vedono (dicembre non è lontano). Va sottolineato che è previsto il riordino di tutte le discipline vigenti, compresa quella fiscale. L’intera materia dovrebbe essere resa più organica con la redazione di un Codice del terzo settore. Ci sono anche importanti novità finanziarie. E’ prevista l’istituzione presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali di un “Fondo per lo sviluppo” destinato alla realizzazione di progetti che per il territorio presentino caratteristiche di sviluppo e crescita sociale, promossi da organizzazioni del volontariato (associazioni e fondazioni). Viene istituita inoltre la “Fondazione Italia Sociale” (la c.d.Iri del terzo settore). Dovrà concorrere alla realizzazione e allo sviluppo di progetti innovativi presentati e gestiti da soggetti del terzo settore e destinati alla produzione di beni e servizi con elevato impatto sociale e occupazionale. Particolare attenzione riceveranno quelli destinati ai territori più svantaggiati, con il Sud in prima fila.

C’è una nuova architettura da costruire in funzione del sollecitato concorso alla stabilità sociale. La sussidiarietà implica responsabilità. Bisogna mettere a punto linee di condotta coordinate e complementari alla filosofia pubblica di bilancio e di gestione destinate a influenzare l’apporto del welfare privato in un arco di tempo necessariamente pluriennale.. Il partenariato crea in particolare una sicura occasione di crescita per la democrazia istituzionale dal momento che nell’area della sanità e dei bisogni sociali il principio della pubblica decisione monocratica cede il passo alla condivisione responsabile. .

Temi affascinanti che restano nel cassetto. La mancata realizzazione di decisioni enfaticamente annunciate consolida l’immobilismo e il sottosviluppo. Ma noi comunque dobbiamo adoperarci per uscire dalla sindrome del pesciolino nella caverna. Le criticità sono un patrimonio abituale del Mezzogiorno: Bisogna trovare la forza di staccarsi dalla quotidianità in autonomia, alzando l’asticella della solidarietà che rappresenta un momento convinto e convincente di cambiamento.

Animati dal desiderio di rimetterci in cammino abbiamo mandato in scena un momento di verità, dando voce a un’idea pregevole di welfare e volontariato che il legislatore ha immaginato. Purtroppo abbiamo messaggi che ingialliscono in bacheca mentre cresce l’inquietudine e il disagio della condizione sociale. Soprattutto nel nostro Sud, sempre escluso o emarginato nei tavoli nazionali che fanno futuro.

Claudio Alemanno