Il buco nero delle nuove poverta’ e la crescita delle diseguaglianze (ricchi-poveri, giovani-vecchi, Nord-Sud) fanno crescere il disagio sociale attribuendo al volontariato nuove forme d’impegno e di responsabilita’. Nella sanita’ e nei servizi per l’infanzia e gli anziani in primo luogo, soprattutto quando lo sguardo cade sulle voci senza voce che animano il laboratorio sociale Mezzogiorno. Crescono qui le maggiori aspettative per un welfare costretto a svolgere opera di supplenza vero le politiche sociali così celebrate e così assenti.
La giornata del welfare (Roma – Palazzo Colonna – P.zza SS.Apostoli) merita una citazione per l’attualita’ dei temi trattati e per i messaggi inviati che dovrebbero essere oggetto di maggiore attenzione nei territori meridionali. Nella mattinata sono stati discussi tre studi. La prima pubblicazione – RBM Salute in collaborazione con il Censis – “Dalla fotografia dell’evoluzione della sanita’ italiana alle soluzioni in campo” – offre un contributo significativo alla conoscenza delle condizioni attuali e alle aspettative dei cittadini e del livello assistenziale assicurato dalle forme sanitarie integrative. Successivamente è stato presentato il rapporto annuale RBM Salute sullo stato della sanita’ integrativa “Un secondo pilastro in sanita’: sostenibilita’ SSN, benchemark europeo e nazionale per accesso alle prestazioni, multicanalita’ ed alleanza pubblico-privato”. Per ultimo è stata presentata una ricerca SDA Bocconi ” Prevenzione e diagnosi precoce: è possibile una collaborazione tra SSN e Forme Sanitarie Integrative? “.
Nel pomeriggio si è discusso con docenti universitari ed esperti sulle linee guida di un disegno di riforma sanitaria che coinvolga anche la sanita’ integrativa.
Un lavoro complesso a livello di analisi e di proiezioni operative, tutto centrato sul valore dell’ascolto ed orientato a dare un solido contributo italiano alla stabilizzazione della societa’ aperta immaginata da Ralf Dahrendorf.
La fatica a riformare deriva dalle resistenze ai mutamenti, alle mutate condizioni di contesto. Mentre la politica e le istituzioni si muovono col passo della tartaruga, il mondo finanziario e imprenditoriale si va organizzando per mettere sul mercato un welfare privato sempre più efficiente e inclusivo (fondi contrattuali, fondi aziendali, fondi territoriali, compagnie assicurative, enti previdenziali privati, banche): come Banca Prossima – gruppo Intesa-S.Paolo – pensata per erogare credito al mondo non profit religioso e laico. E’ interessante rilevare che nell’ultimo bilancio si mette in evidenza la straordinaria affidabilita’ dell’economia sociale meridionale. Del credito complessivo erogato il 23% è stato destinato al Sud facendo registrare buone performance operative (i crediti deteriorati raggiugono appena il 2%).
Nel Salento in termini d’impegno finanziario e organizzativo il non profit è ancora all’anno zero. Noi di TRIA CORDA siamo al servizio di una speranza collettiva proprio quando sui nostri territori incombe la paura del declino che si porta dietro un declassamento sociale pericoloso per la tenuta del sistema. Stiamo lavorando per creare a Lecce un polo pediatrico di eccellenza che si configura anche come evento simbolo di rinnovamento culturale e rinascita economica supportato dai valori della solidarieta’. Un fatto nuovo che dovrebbe inaugurare una stagione di nuovo umanesimo salentino, oltre a fare da battistrada per uno sviluppo diffuso del welfare.
Attraverso il partenariato pubblico-privato nella sanita’ del Centro-Nord si è creato un pluralismo di governo che riesce a promuovere, costruire e mantenere soluzioni sufficientemente condivise. Assicurando un livello di efficienza superiore a quello registrato dal monopolista pubblico. Trattasi di esperienze ormai consolidate. desumibili da una mappa dei servizi dove il partenariato rappresenta una realtà ben strutturata. Al Sud il welfare privato risulta in penombra, si muove a fatica con scarse dotazioni autonome. Non a caso porta i segni di una maggiore fragilità e i balsami lenitivi che propone sono palesemente insufficienti. Vive spesso nel cono d’ombra della politica locale mentre avrebbe bisogno di crescere in autonomia finanziaria e organizzativa. È quanto viene chiesto dalla recente legge che disciplina il terzo settore, oltre a costituire un’esigenza motivata dalla crescita esponenziale dei bisogni.
A Lecce ci sono buoni motivi per creare un polo pediatrico di eccellenza. Che i bambini malati e sofferenti e le loro famiglie siano vittime perenni delle inadeguatezze dei servizi territoriali, che ci siano oggettive ragioni prioritarie per un riordino urgente del servizio pediatrico lo hanno capito politici e burocrati di prima fila. Ma il polo pediatrico da tutti voluto non decolla, resta parcheggiato nella terra di mezzo dove tutto è sospeso tra promesse e dilazioni.
Più defilata resta comunque la posizione degli attori finanziari privati. Il loro sonno è turbato certamente dai gravi problemi di ristrutturazione. Ma questi in realtà sono fermenti di una nuova stabilizzazione che fanno parte di una strategia di crescita complessiva. E proprio in quest’ottica di lungo periodo merita attenzione lo sviluppo dinamico del terzo settore. Per restare al nostro Salento il progetto TRIA CORDA per creare a Lecce un ospedale pediatrico è stato pensato in termini di mercato.
Meriterebbe almeno una riflessione sulla redditività di un investimento, anche in ragione delle nuove prospettive di finanziamento offerte dalla legge sul terzo settore. Mantenere ingessato il sistema finanziario attuale vuol dire portare acqua al mulino degli eroi negativi, mentre bisogna irrobustire e ampliare l’area della legalità e della solidarietà. Per cementare quel carattere unitario di estrazione popolare che ci serve per fare futuro.
Claudio Alemanno